venerdì 26 settembre 2014

La Frascatana e le altre- Inseguendo la zanzara, Anna Fraenzel Celli


Quando, nella primavera del 1899, Anna era arrivata per la prima volta alla Cerveletta, proveniente dalla ispezione fatta con Angelo Celli ai caselli della linea ferroviaria, conosceva la situazione della campagna romana solo attraverso generiche informazioni e limitatamente all’aspetto igienico-sanitario.Non s'aspettava di trovare tale miseria.  
agro romano
M’ero immaginata – racconta – di trovare al centro della tenuta un villaggetto nel quale abitassero, in belle casette pulite, con un giardinetto davanti, braccianti e contadini e non posso descrivere la mia delusione e il mio stupore quando Celli mi additò una collinetta dove sorgevano, simili ad un attendamento di negri, numerose capanne con nel mezzo una cappelletta, in aperta campagna, senza un giardino, senza un fiore. Le capanne erano vicine le une alle altre ed erano fatte di paglia, di canne, di stocchi di granturco e di foglie secche, senza una finestra e con una porta, o meglio un buco d’ingresso, così piccolo che per entrare bisognava chinarsi. Nell’interno della capanna c’era un solo giaciglio, una rapazzola, per tutta la famiglia, fatto di rami d’albero tenuti assieme da un fil di ferro, sul quale eran stesi un pagliericcio di cartocci di granturco e pochi stracci. Sull’impiantito in terra battuta eran disposti i pochi utensili di cucina, una madia, un tavolo e qualche sgabello a tre piedi. Nel mezzo, c’era poi il focolare fatto di pochi mattoni in modo che, quando vi si faceva del fuoco, tutta la capanna si riempiva di fumo. Polli e maiali vivevano promiscuamente con gli uomini.”.
Anna Fraentzel nasce a Berlino in una famiglia dalla lunga tradizione medica, nonno, padre, e zia, la fisiologa Margherita Traube Mengarini (1856-1912). "…nel mondo esclusivo dell’alta borghesia tedesca – scrive nella sua autobiografia- mio nonno e mio padre erano medici celebri, maestri nell’arte loro, interamente dediti alla loro professione. Continuo era l’andirivieni di parenti nella casa che mia madre dirigeva con grande maestria e gentilezza e di cui era, per così dire, l’anima." In questo clima, intellettualmente vivace, la giovane Anna cerca di seguire la tradizione familiare impegnandosi in ambito socio-sanitario:, “per poter essere d’aiuto agli uomini e soprattutto alle donne”. Interessata alla medicina ma impossibilitata dopo la morte del padre, consigliata dalla zia Margherita che già da qualche anno viveva a Roma, si rivolge al grande infettivologo Angelo Celli (1857-1914), che in quel periodo era ad Amburgo presso l’Ospedale per le malattie tropicali a causa della grave epidemia di colera che aveva colpito la città tedesca. La zia pensò che la nipote si sarebbe limitata a scrivere una lettera, invece Anna andò di persona. Dopo un viaggio di ben otto ore sulle panchine dure di diversi treni, in un giorno di settembre dell’anno 1895, la diciassettenne Anna arrivò ad Amburgo. Vista la tenacia della giovane, Angelo Celli la ingaggiò subito in ospedale. Anna, per diventare infermiera avrebbe dovuto iscriversi alla “Viktoriahaus für Krankenpflege”, un’istituzione che traeva le sue origini dalla Scuola fondata in Inghilterra da Florence Nightingale, e che era stata introdotta in Germania dalla Regina Vittoria.  
Il personale femminile che conseguiva il diploma in questa scuola, entrava a far parte di un’Unione, creata per la pubblica assistenza a domicilio e presso gli ospedali, e composta esclusivamente da infermiere laiche, le quali, per l’alto grado di preparazione professionale ricevuto, erano molto richieste. Alle giovani aspiranti infermiere erano richieste doti di umanità e di comprensione  e dopo i primi mesi di studio seguendo lezioni teoriche di medicina, fisiologia, anatomia, chirurgia, igiene, farmacologia, le studenti iniziavano a fare anche tirocinio con malati d’ogni specie di malattie: interne, chirurgiche, inecologiche, infettive. L’assistenza nella sala operatoria, ogni specie di medicazione, ogni cura che occorra per la rispettiva malattia, per assistere l’ammalato e sostituire in alcuni casi il medico stesso. Dopo la partenza di Angelo Celli per l’Italia, Anna cominciò a scrivergli puntualmente del suo difficile e faticoso lavoro . Dopo 2 anni  di corrispondenza, nel 1897, Angelo Celli tornò ad Amburgo per un congresso sui metodi di lotta contro la malaria: fu Anna che lo andò ad accogliere alla stazione.

Due giorni dopo, la diciannovenne Anna Fraentzel e il trentanovenne Angelo Celli, dopo una passeggiata lungo l’Alster, decisero di fidanzarsi L’unione con un marito molto più grande di età, ma anche molto inserito nel mondo scientifico e politico italiano ed estero, aiutò e indirizzò Anna in modo determinante per la sua scelta professionale. L’Italia le offrì la possibilità di inserirsi in un movimento di risveglio democratico e femminile, aiutandola anche a risolvere “la sua crisi di giovane donna dedita alla medicina. Forte della sua matrice tedesca, aveva scoperto l’arretratezza delle attrezzature sociali e civili della penisola, e aveva cominciato ad operare concretamente su di esse.” (Enzo Santarelli 1979-551) Arrivata a Roma inizia a lavorare presso l’Istituto di anatomia patologica dell’Ospedale Santo Spirito di Roma, ospedale all’avanguardia nella ricerca e nella cura della malaria in cui venivano ricoverati i malati provenienti dalla campagna romana. Anna oltre ad aver ritrovato il suo amore, Angelo Celli, fa pratica nel laboratorio di istologia frequentando diverse cliniche universitarie, vicina ad un gruppo di scienziati (il gruppo ‘Romano’ Celli, Marchiafava, Bastianelli, Bignami e Grassi) che nel 1898 individua nella zanzara Anopheles il vettore responsabile della trasmissione della malaria. Angelo Celli fonda nel 1898 la Società italiana per gli studi della malaria e organizza due stazioni sanitarie sperimentali, una a Maccarese  e l’altra alla Cervelletta.
Anna e Angelo Celli a Villa Rasponi
Dopo le nozze con Angelo Celli, celebrate nel settembre 1899, la giovane continua la collaborazione con il marito, affiancandolo nella lotta contro la malaria, con ruoli sempre più definiti nell’ambito della profilassi, sia meccanica che con il chinino, nonché nelle campagne di educazione delle popolazioni contadine. Gli anni passati nell'Agro romano permettono ai coniugi Celli di entrare in contatto con la realtà di quei luoghi e conoscerne da vicino la povertà: Nel 1901, Anna incrementa tale attività di sensibilizzazione, nella convinzione che un miglioramento delle condizioni di vita e un’opera di alfabetizzazione ed educazione igienica fossero premesse necessarie ed indispensabili per la lotta alla malaria. Nello stesso anno si adopera per l’avvio di un corso di “assistenza per gli infermi”, presso il Policlinico. A questo affianca l'insegnamento nei corsi di igiene e per infermiere che venivano organizzati a Roma nell’ambito delle attività filantropiche di alcuni gruppi femminili. Una testimonianza diretta sul primo incontro ufficiale svoltosi tra le signore della nascente Sezione romana dell’Unione, e su come nacquero le “Scuole per i contadini”, ci perviene da una socia d’eccezione, Sibilla Aleramo, la quale traccia anche un interessante, ma non certo tenero, ritratto di Anna Fraentzel Celli: “Oggi – scriveva la Aleramo il 25 maggio del 1903 – riunione dalla Majno per concretare una sezione dell’Unione femminile qui in Roma. Quando entrai v’erano già le Rygier e le due sorelle Menghini… La Majno lesse lo Statuto dell’Unione: non aveva finito quando entrò l’ultima attesa, la Celli. Sapevo ch’era giovane, i Majno me ne avevano parlato tante volte descrivendomela bimba nell’aspetto; ma mi sorprese egualmente: alta, snellissima, un visino affilato e roseo e trasparente, proprio infantile, col naso corto e un po’ schiacciato, una piccola bocca sottile e rossa, gli occhi non belli, i capelli castano chiari assai tirati sulle tempie, un mente breve e energico, e delle mani più vive che tutto il viso, belle mani spiccanti come fiori, delicatissime, rosee,morbide…Nulla d’italiano, certo. Le movenze rigide e flessuose insieme, gli atteggiamenti bruschi, l’espressione concentrata e poco mutevole… L’accento è marcatamente tedesco: ma l’italiano, quasi perfetto, resta nondimeno delizioso attraverso la voce un po’ stridente, alta e sottile come la figura della proprietaria… Disse qualcosa sulle scuole della città e dei sobborghi, citando persone, cifre, date, con la sicurezza di chi non teme contraddizioni. Poi tacque per un certo tempo… Restava tranquilla, col viso impenetrabile, ben divisa da tutte le presenti, come ammonendo: ‘Non vi conosco, non vi amo, vi attendo all’opera, spero poco, non ho bisogno di voi…

Nel 1904 Anna e Sibilla, nella loro individualità, saranno coinvolte nel progetto della costituzione di scuole per contadini la sezione romana dell’Unione femminile, che era stata fondata a Milano qualche anno prima da Ersilia Majno: Anni d’ intensa attività,per Anna che collaborerà assiduamente alla rivista dell’Unione, con la creazione di un gruppo di scienziati, parlamentari ed intellettuali come Sibilla Aleramo, Giovanni Cena, cui si uniranno in seguito Alessandro Marcucci, Carlo Segrè e il pittore Duilio Cambellotti. Voltiva, pronta ad ogni sacrificio; prudente e forse un poco diffidente … essa accentrava, anche nelle minime cose, ogni direttiva». Il Comitato scuole per i contadini dell’Agro romano ottiene ottimi risultati, e riesce a realizzare parecchie scuole e una fitta rete di supporto. Tuttavia, con gli anni il suo ruolo diminuisce, fino all’allontanamento dal Comitato. Nel tempo le condizioni di salute di Angelo Celli peggiorano; i coniugi si trasferiscono a Frascati.

Dopo la morte del marito, avvenuta nel 1914, e l’interruzione dovuta alla guerra, Anna riprende l’attività legata alla lotta antimalarica: nel 1920 riceve dalla Croce Rossa l’incarico di occuparsi della profilassi nella zona di Maccarese, mentre dal 1921 si costituisce il Comitato romano per l’assistenza antimalarica. 
La Fraentzel lavora con entusiasmo, prendendosi cura anche dell’organizzazione delle infermiere profilassatrici, che venivano formate dalla Scuola di malariologia di Nettuno, e delle colonie per bambini malarici che stavano sorgendo in varie parti d’Italia. Verso la metà degli anni Venti Anna si ritirò a Frascati, a villa Rasponi, dove si era trasferita con il marito quando lo scienziato aveva cominciato ad avere problemi di salute.
In quegli anni rimase sempre in contatto con la comunità scientifica, ricevendo spesso ospiti illustri. Inoltre si dedicò al riordino e completamento del materiale raccolto dal marito riguardo alla Storia della Malaria nell'Agro romano curandone anche la pubblicazione. Nel 1944 pubblicò con lo pseudonimo L.M. Heid Uomini che non scompaiono, un racconto autobiografico; una edizione tedesca dello stesso volume uscì in Germania con un titolo diverso e qualche modifica ma con la firma dell'autrice.
Non potendo più vivere da sola, a causa dell’età avanzata, trascorse gli ultimi anni della sua vita in un pensionato a Roma dove si spense il 28 settembre 1958.  E’sepolta accanto alla tomba del marito nel cimitero di Frascati, di cui Celli era diventato cittadino onorario.

 

 

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